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Visione binoculare
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La mwcqvisione binoculare (anche detta mwcgvisione stereoscopica, mwcwstereopsi o mwdastereopsia), è la caratteristica fondamentale del sistema visivo a due mwdqocchi, propria di alcune specie animali, quali l'essere umano. Del più ampio mwdgcampo visivo bi-oculare, come l'insieme delle due mwdwvisioni monoculari, la mweavisione binoculare rappresenta la sola parte delineata dall'area del campo visto da entrambi gli occhi contemporaneamente: ovvero, quando la parte del singolo campo visivo mweqmonoculare dell'occhio destro, si sovrappone alla stessa parte visibile dal singolo campo visivo mwegmonoculare dell'occhio sinistro. L'immagine risultante è quindi ottenuta dalla somma dei due occhi contemporaneamente.
Contents
• Fusione
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Generalità
Il presupposto indispensabile per l'organizzazione della visione binoculare è che entrambi gli occhi osservino una stessa area dello spazio, puntando entrambi lo stesso punto, e quindi, esenti da mwfgdeviazioni degli assi visivi. Tuttavia, ciò non obbliga ad avere gli assi visivi sempre e comunque paralleli orizzontalmente, come succede quando l'osservazione è fissata su oggetti molto distanti (almeno 5 km) e all'infinito (Luna, stelle, ecc.), ma anche convergenti, come è nella normalità quando si osservano oggetti molto vicini (es: 25 cm), anche fino a 10 cm dagli occhi. L'effetto che la convergenza degli assi ottici produce nell'immagine finale di sfondo (sdoppiamento), è parte di ciò che il cervello elabora come profondità di campo, legato alla sfocatura dello sfondo.
Per un uomo normale mwiasenza difetti di vista, la forma e l'ampiezza della visione binoculare (il mwiqcampo visivo binoculare), sono caratteristiche soggettive e piuttosto individuali, dipendenti dalla morfologia del volto (naso, posizione e taglio degli occhi, distanza e infossamento, guance, zigomi, sopracciglia, ecc). Può essere mediamente approssimata ad una finestra di forma mwigellittica con mwiwrapporto d'aspetto tra 1,2:1 e 1,35:1 circa, che copre mediamente un campo visivo esteso di circa 95° orizzontali e 80° verticali, e con dei valori limite (min-max) di circa 60°-120° orizzontali e 65°-100° verticali. Per un uomo che porta gli mwjaocchiali, il suo campo visivo potrebbe essere ridotto anche fortemente, dalla montatura e dalle lenti usate.
Della visione binoculare, la piccola parte centrale è quella più utilizzata durante l'osservazione attenta o la fissazione dei dettagli (durante la lettura, la visione TV, ecc), ed è compresa nella mwjgzona foveale, che copre un campo visivo tra circa 1° e 5° angolari, dove risiede la zona di massima densità mwjwretinica dei mwkaconi L e M (Giallo e Verde). La massima mwkqacutezza della visione binoculare è legata a vari fattori fisiologici e percettivi, tra cui, densità retinica foveale, genetica e biologia degli occhi, ma anche a cultura, esperienza e conoscenza degli oggetti osservati, e risulta normalmente maggiore rispetto al valore massimo della mwkgvisione monoculare, con valori di dettaglio che possono mediamente migliorare fino a circa il 240%.
Direzione visiva e punti corrispondenti
L'organizzazione dello spazio visivo, prende la mwlqfovea come riferimento di centratura; e come succede con qualsiasi sistema ottico, le immagini rifratte arrivano capovolte (di 180°) e speculate (di 180°) sulla retina: così, un oggetto che forma la sua immagine su un'area retinica posta temporalmente (da mwlgtempia) e verso il basso, rispetto a essa, viene localizzato come proveniente dall'alto e dal lato nasale, cioè diametralmente opposta. Questa localizzazione è detta mwlwfoveocentrica.
I neonati, fino a pochi mesi di età vedono il mondo capovolto e speculato, poiché il loro cervello non è ancora stato abituato a mwmqraddrizzare le immagini in modo "normale"; infatti, quando gli avviciniamo un giocattolo, fanno molta fatica a direzionare le mani per prenderlo, un po' come può succedere facendo movimenti stando allo specchio.
I campi visivi dei due occhi sono legati reciprocamente: una specifica area retinica dell'occhio destro, corrisponde un'altra area specifica dell'occhio sinistro, in posizione omologa. L'occhio destro vede la parte destra del naso e lo posiziona a sinistra dell'immagine finale, mentre l'occhio sinistro vede la parte sinistra del naso e lo posiziona a destra nell'immagine. Le due immagini sommate all'interno di questo spazio limitano il campo visivo binoculare orizzontale e le due fovee sono i punti principali corrispondenti (al centro), mentre la restante parte dell'area retinica (visione periferica vicina) viene organizzata anch'essa per aree corrispondenti. Per questo motivo, la direzione visiva risultante, appare come originata da un ipotetico occhio posto al centro dei due reali e definita quindi mwnaciclopica (simile a una visione monoculare), ciò che succede anche quando osserviamo dentro un mwnqbinocolo (da cui il nome mwngbinoculare - con due occhi).
L'insieme dei punti nello spazio, visti singolarmente dai corrispondenti punti della retina, è definito dalla cosiddetta mwoacurva oroptera.
Percezione binoculare
Suddivisione del processo evolutivo e cognitivo dell'apparato visivo umano, proposto da mwowWorth nel mwpa1915, la percezione binoculare è composta da diversi fenomeni:
1. mwpwpercezione simultanea o mwqadiplopia
2. mwqgfusione
3. mwrastereopsi
Ogni fenomeno è di livello superiore al precedente, e la presenza del grado più elevato, la mwrgstereopsi prevede la presenza dei due precedenti.
Percezione simultanea
La percezione simultanea è rappresentata dalla capacità di entrambi gli occhi di apprezzare e trasmettere al cervello nello stesso istante due immagini che parzialmente si sovrappongono.
Fusione
La fusione è una capacità visiva successiva alla percezione simultanea, e presenta una componente motoria e una sensoriale. La prima implica l'attività dei muscoli estrinseci oculari, per il posizionamento degli assi visivi sull'oggetto interessato. La seconda è relativa alla capacità psichica di formare, da due immagini retiniche affette da una diversa mwtaparallasse, una rappresentazione visiva singola.
Stereopsi
La stereopsi è la capacità percettiva che consente al cervello di 'leggere' le due diverse immagini provenienti dagli occhi. Questa mwtwdisparità viene sfruttata per trarre informazioni sulla mwuaprofondità e anche sulla mwuqposizione spaziale degli oggetti presenti nel campo visivo, detta comunemente 'visione tridimensionale'.
Ingrandendo a schermo pieno l'immagine stereoscopica (qui a fianco), è possibile vedere direttamente come funziona la stereopsi. L'immagine è composta da due riprese fotografiche dello stesso fiore giallo, eseguite da due punti leggermente differenti (o da una diversa mwvwprospettiva), e tali che incrociando gli occhi, come se stessimo osservando un oggetto molto vicino al nostro naso (tra circa 10 e 20 cm), ovvero sovrapponendo le due immagini forzatamente, verrà creata una terza immagine centrale del fiore, ma stavolta con apparenze mwwatridimensionali.
Bibliografia
• Anto Rossetti, mwxaManuale di ottica e optometria, Zanichelli, 2003.
• Susan Barry, mwxgVedere e rivedere, Biblioteca Le Scienze, 2010. mwxwISBN non esistente
Voci correlate
Altri progetti
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• Wikiversità
• Wikimedia Commons
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-stereopsi-dizionario-di-medicinaStereopsi, in Dizionario di medicina, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citereftreccani-stereopsiaStereopsia, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• mwcaVisione stereoscopica mwcqArchiviato il 1º aprile 2013 in Internet Archive. nel sito dell'mwcwUniversità degli Studi di Trieste